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Pegasus e i software di spionaggio: c’è da preoccuparsi?

Spyware e Software di Spionaggio

Forse avrete sentito parlare di Pegasus, il software di spionaggio israeliano finito alla ribalta qualche tempo fa.
Tuttavia è difficile riuscire a farsi un’idea precisa nei confronti di questo pericoloso programma. Innanzi tutto perché la notizia del suo impiego, e i problemi che ne sono derivati, vengono spesso spiegati velocemente. E poi perché la materia di base non è di facile comprensione.
Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza nei confronti di quello che è, a tutti gli effetti, un’arma pericolosa, sfruttando un’inchiesta del New York Times ripresa da Internazionale a Maggio 2022.

Indice


 

Il software di spionaggio “Zero clic”

Pegasus è stato sviluppato dall’azienda israeliana Nso. Benché privata, l’azienda è strettamente legata al governo di Tel Aviv, in quanto non  autorizzata a vendere le sue licenze senza il benestare dello Stato. Infatti l’azienda ha nel suo decalogo alcune regole , fra cui quella di vendere la sua tecnologia solo ed unicamente ad altri governi. Questa restrizione nasce dall’incredibile potenziale (e pericolosità) del software stesso. Pegasus è infatti un sistema che può estrapolare da qualunque telefono qualsiasi dato; foto, messaggi, spostamenti, informazioni, mail. Inoltre permette di prendere il controllo della fotocamera e del microfono del dispositivo. E, soprattutto, è un software Zero clic. L’utente preso di mira non deve cliccare su nessun link malevolo. Basta inserire il suo numero di telefono per entrare, di fatto, nel dispositivo a sua insaputa.
 

Non tutti gli Stati sono stati limpidi nel suo utilizzo degli spyware

I problemi sorgono nel momento in cui, pur non essendo venduto a privati, il sistema permetta facili violazioni dei diritti civili. Finché si utilizza per combattere il terrorismo, Pegasus può essere considerato uno strumento prezioso. Il problema è quando i governi lo utilizzano per spiare dissidenti, oppositori politici, giornalisti.
I casi non sono poi così isolati. ad esempio è avvenuto in Arabia Saudita, dove il software è stato usato per spiare militanti dei diritti delle donne. E ancora, Pegasus sarebbe dietro l’omicidio nel 2018 del giornalista Jamal Khashoggigiustiziato da agenti sauditi. Dà poca sicurezza sapere che il software è stato sicuramente venduto a Polonia, Ungheria, India e Gibuti. Tutti paesi che con i diritti umani hanno, diciamo, un brutto rapporto.
 

Perché lo scandalo di Pegasus

Pegasus Spyware Per Pegasus la ribalta è arriva però a Novembre 2021, quando gli USA hanno deciso di non usare i prodotti della Nso e soprattutto l’hanno inserita nella lista nere delle società con cui non fare affari. La entity list, così si chiama, blocca le aziende che sono al suo interno dall’avere rapporti con aziende statunitensi. E qui casca l’asino. Poiché gli USA hanno sperimentato in lungo e in largo Pegasus, che addirittura è stato programmato per non attaccare numeri di telefono statunitensi. L’Nso avrebbe persino proposto all’FBI una versione del software “ad hoc” in grado di controllare anche dispositivi USA. Il volta faccia americano ha creato scalpore, anche perché senza la tecnologia fornita dai cugini a stelle e strisce, la Nso non è in grado di sviluppare i suoi software.
Pare inoltre che l’Nso, privata ma come già detto legata al Governo Israeliano, abbia utilizzato le licenze di Pegasus per convincere paesi generalmente ostili a dichiarasi più disponibili nei loro confronti.
Ovviamente non sarà questa mossa ad incrinare i rapporti solidissimi fra USA e Israele, ma sicuramente la mossa non è stata gradita.
 

Quale futuro per questa terra?

Dopo aver letto tutto questo, una domanda sorge spontanea. Quale futuro ci attende? Se esistono software in grado di invadere il nostro telefono senza che nemmeno ce ne possiamo accorgere, se perfino la crittografia di WhatsApp è facilmente arginata da Pegasus, cosa possiamo fare noi? E ancora, come possiamo vivere in un mondo in cui i governi giocano a scacchi sulla nostra pelle, fra compravendite segrete, cambi di bandiera, e libero accesso alle nostre informazioni?
Non abbiamo una soluzione; l’unica cosa che sappiamo è che il mondo digitale dovrebbe spingere l’uomo verso una condizione migliore, e non abbassarne la sicurezza in questo modo. Perché ovviamente abbiamo parlato di paesi democratici, ma sappiamo più o meno implicitamente tutti come vanno le cose dalle parti di Cina e Russia, dove esistono sicuramente spyware simili a Pegasus.
Lavoriamo sempre per lanciare un messaggio positivo sulla tecnologia, ma è ovvio che senza una regolamentazione efficiente, rimaniamo pedine su una scacchiera invisibile.

Simonluca Renda

Simonluca Renda

Simonluca Renda è Communication Specialist e collabora da diversi anni con Tutela Digitale curandone la comunicazione on ed off line. Scrive sul Journal di Tutela Digitale dal 2018.

Simonluca Renda

Simonluca Renda è Communication Specialist e collabora da diversi anni con Tutela Digitale curandone la comunicazione on ed off line. Scrive sul Journal di Tutela Digitale dal 2018.
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