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I big del web hanno più poteri dei governi

Big del Web

Le aziende Big del web hanno più potere dei governi nazionali?
Sì, stando all’analisi della giornalista del The New York times, Shoshana Zuboff. In un lungo ed interessante reportage la giornalista parla di Colpo di Stato digitale e mette in guardia sulle sfide del futuro per evitare che eventi come l’assalto a Capitol Hill si ripetano.

 

Economia della Sorveglianza e Caos Cognitivo

Con queste due parole si apre l’inchiesta che pone un dato centrale. Dopo l’11 Settembre, invece che occuparsi di Privacy, il governo USA si è concentrato sul controllo. La sorveglianza dei dati si è posta come un’azione essenziale per scovare possibili minacce terroristiche. Ma questa sorveglianza, portata avanti con tecnologie non secretate, avrebbe poi generato in pochi anni ciò che viviamo oggi. Ovvero alla presenza di imprenditori del web che:

 

“…senza nessun mandato democratico si sono ritrovati con una quantità infinita di informazioni e un potere senza limiti. I Fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, hanno esercitato un controllo assoluto sulla produzione, l’organizzazione e la presentazione delle informazioni mondiali”.

 

Secondo la giornalista, poi, negli anni questa “economia della sorveglianza” si sarebbe evoluta senza ostacoli a suon di tangenti. Diversi senatori americani sarebbero infatti a libro paga delle grandi aziende della Silicon Valley.

Questo possesso antidemocratico di informazioni che ci riguardano, viene considerato come un vero e proprio furto. Un furto per porta casi di Caos Cognitivo, che secondo Zuboff sono poi culminati nell’attacco al Campidoglio del 6 Gennaio 2021. Un evento nato dal perpetuarsi di Fake News.

Questo avviene perché i dati in possesso delle grandi aziende non hanno un peso specifico. Sono considerati di uguale importanza tutti i dati. La creazione di una bolla di informazioni fa sì che gli algoritmi digitali propongano agli utenti ciò che loro interessa. Qualsiasi sia la natura di questo interesse. Contenuti razzisti, ad esempio, saranno proposti a spron battuto a chi dimostra affinità con essi. Con buona pace delle conseguenze nel mondo reale.

 

Fra i big del Web, Facebook è la polveriera del disagio

In ultimo, Facebook sembra essere il luogo virtuale che concentra maggiormente il disagio. La giornalista americana non usa mezzi termini nell’attaccare il social che, a suo dire, fingerebbe di mettere un freno a questi fenomeni di bolla.

 

“…Rapporti interni dell’azienda risalenti al 2016 e al 2017 hanno dimostrato relazioni di causa-effetto tra gli algoritmi che propongono agli utenti contenuti mirati e il caos cognitivo. […] Facebook ha lanciato qualche timida iniziativa per affrontare questi problemi […] Ma la verità è che Zuckerberg ha sempre lasciato libero il campo a Trump e alle sue richieste di accesso incondizionato al flusso sanguigno dell’informazione globale”.

 

La chiosa è che si finge di proteggere la libertà di espressione quando l’unica cosa che conta per i big del web sono i soldi. Soldi generati dal numero di utenti sempre crescenti e sempre più attivi. Perché i social, dipinti spesso come una piazza pubblica, in realtà sono una piazza privata. Che risponde alle regole degli algoritmi, degli interessi economici.
Il fatto che in pochi si interroghino ancora oggi su questi temi (ed in America il livello di protezione di cui godiamo qui in Europa è un miraggio) dipende dalla giovinezza della “Civiltà dell’Informazione”. Possiamo infatti considerare la rivoluzione digitale come un qualcosa che affronta ora il suo terzo decennio di vita. Una gioventù che non ha ancora portato alla matura creazione di regole (antitrust, privacy, ecc, sono solo all’inizio).
Ma come evitare un nuovo decennio di soprusi, caos cognitivo e furto di dati legalizzato?

 

Come i Governi possono tornare sovrani sui big del web

Secondo Zuboff la richiesta delle aziende tecnologiche è semplicemente illegittima. La raccolta dati che da vita ad una sorveglianza commerciale, proponendoci prodotti in base ai nostri interessi senza avercelo chiesto, non può esistere. Non in Governi democratici per lo meno. Si potrebbe arrivare all’emancipazione attraverso 3 interventi.

 

1. Basta con gli algoritmi di microtargeting

Si tratta, nei fatti, di manipolazione. Questo perché esistono solo in base a dati raccolti illecitamente e segretamente.

2. Promuoviamo leggi che leghino la raccolta dati ai diritti fondamentali dei cittadini.

Ad esempio quello di non essere spiati.

3. Eliminare gli incentivi finanziari che premiano questa economia della sorveglianza.

Proibire queste pratiche commerciali sarebbe un primo passo per smantellare questo tipo di economia.

 

Forse, applicando queste tre principi saremo in grado di traghettare verso l’età matura la Civiltà dell’informazione, in maniera più consapevole e, soprattutto, senza subire furti dei nostri dati.


 

 

L’articolo completo di Shoshana Zuboff dal titolo “Colpo di Stato Digitale”, può essere letto in italiano sul numero 1404 di Internazionale del 9 Aprile 2021.

Simonluca Renda

Simonluca Renda

Simonluca Renda è Communication Specialist e collabora da diversi anni con Tutela Digitale curandone la comunicazione on ed off line. Scrive sul Journal di Tutela Digitale dal 2018.

Simonluca Renda

Simonluca Renda è Communication Specialist e collabora da diversi anni con Tutela Digitale curandone la comunicazione on ed off line. Scrive sul Journal di Tutela Digitale dal 2018.
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