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Diritto all’Oblio: la riforma Cartabia

Diritto all'oblio

Con l’inizio dell’inizio dell’anno è entrata in vigore la riforma Cartabia che va a modificare anche la legge sull’Oblio

La legge sul Diritto all’oblio è quella legge che consente alle persone di essere dimenticati, o meglio di far perdere traccia di sé in rete. Ovviamente pone alcuni vincoli, alcune condizioni che se rispettate potranno farti scomparire dal web. Ne abbiamo già parlato in vari articoli, nella guida dedicata e nel nostro podcast.

Ascolta la puntata del Podcast di Tutela Digitale:

Diritto all’oblio; un riepilogo

Il diritto all’oblio nasce insieme al concetto di privacy e diventa importante soprattutto con l‘avvento di internet. Nel 2003, viene posta una delle prime pietre miliari, viene emessa dalla Corte di Giustizia Europea una sentenza contro Google Spain, che impose al colosso di de-indicizzare determinati contenuti. Poi nel 2018, con l’introduzione del GDPR,  è stato pienamente riconosciuto questo diritto e sono state poste le condizioni per poterlo esercitare.

Il diritto cosiddetto “all’oblio” (art. 17 del Regolamento) si configura come un diritto alla cancellazione dei propri dati personali in forma rafforzata. Si prevede, infatti, l’obbligo per  i titolari (se hanno “reso pubblici” i dati personali dell´interessato: ad esempio, pubblicandoli su un sito web) di informare della richiesta di cancellazione altri titolari che trattano i dati personali cancellati, compresi “qualsiasi link, copia o riproduzione” (si veda art. 17, paragrafo 2 del Regolamento).

Ha un campo di applicazione più esteso di quello di cui all’art. 7, comma 3, lettera b), del Codice, poiché  l’interessato ha il diritto di chiedere la cancellazione dei propri dati, per esempio, anche dopo revoca del consenso al trattamento (si veda art. 17, paragrafo 1 del Regolamento).

Come si esercita il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio può essere esercitato facendo eliminare contenuti del passato che potrebbero essere nocivi per la reputazione presente e futura del richiedente. Questo diritto rientra in quelle norme che tutelano il diritto alla privacy e che agiscono sulla tutela della persona, e allo stesso tempo, sono in netta contrapposizione al diritto di cronaca, che è da sempre gestito come prevalente. Il diritto all’oblio può, quindi, essere prevaricato dal il diritto all’informazione, quello che esercitano i giornalisti e i cronisti per raccontare ciò che è di interesse pubblico.
Ci si può muovere con il supporto di persone formate sul tema, come il Team di Tutela Digitale , o scegliendo di farlo in autonomia, compilando il form fornito dai diversi motori di ricerca: Google, Bing o Yahoo.

Cosa dice la riforma Cartabia

Oggi, con la riforma Cartabia si è andato a restringere il campo d’azione dei giornalisti e dei media, andando a rafforzare ancora di più la tutela verso le persone. Inoltre, è stata maggiormente semplificata l’applicazione del diritto.

In Italia l’articolo 64 ter “Diritto all’oblio degli imputati e delle persone sottoposte ad indagini”, che è appunto stato modificato con la legge Cartabia, rappresenta una novità, perché va a snellire e velocizzare i passaggi per la messa in atto del “diritto all’oblio”, ovvero la possibilità di nascondere sul web notizie che possano danneggiare l’onore o le attività personali e professionali di una persona.
L’art 64-ter dice:

La persona nei cui confronti sono stati pronunciati una sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere ovvero un provvedimento di archiviazione può richiedere che sia preclusa l’indicizzazione o che sia disposta la deindicizzazione, sulla rete internet, dei dati personali riportati nella sentenza o nel provvedimento, ai sensi e nei limiti dell’articolo 17 del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”.

Con questo aggiornamento è stato introdotto un bilanciamento tra diritto all’informazione, quindi quello che permette ala stampa di pubblicare notizie, e il diritto alla privacy, quindi quello di non venir menzionati o che venga aggiornata la notizia indicando la non colpevolezza, o l’estraneità ai fatti, del soggetto richiedente.
L’aggiornamento della legge fa quindi prevalere il diritto alla privacy della persona nei casi in cui si presenti questa situazione:

  • assoluzione dell’imputato,
  • In caso di archiviazione,
  • non luogo a procedere.

 

Riforma CartabiaQuesti parametri non erano mai stati esplicitati prima, ma da qu in avanti acquisiscono una nuova importanza, cioè quella di ridare dignità a persone che legalmente non sono state condannate. Nei motori di ricerca le notizie non vengono aggiornate costantemente è per questo necessario poter accedere al diritto all’oblio.
Le modifiche vogliono quindi fornire uno strumento più preciso e più forte a chi fino a questo momento ha potuto fare affidamento solo all’art. 17 del regolamento Europeo n. 2016/679, che prevede la possibilità per chi ne è interessato di ottenere la cancellazione dei dati personali dal web solo se non ritenuti più necessari per le finalità per le quali sono stati raccolti od altrimenti trattati.
Inoltre, sarà oggi la cancelleria del giudice ad apporre e a sottoscrivere la richiesta di deindicizzazione o di eliminazione della notizia, garantendo così una maggiore celerità nell’iter.
Come si legge dall’art. 25, comma 1 della

“il decreto di archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l’emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all’oblio degli indagati o imputati”.

Prima della Riforma Cartabia, nel caso in cui un imputato fosse stato prosciolto dalle accuse, non c’era nessun’azione automatica volta a tutelare il suo diritto alla privacy, ma, era lui stesso, che, se interessato, doveva procedere per richiedere un provvedimento di deindicizzazione per eliminare quelle notizie che riportavano il suo nome legato a fatti non più veritieri.
È tutt’oggi possibile, cercando nomi e cognomi, di persone non per forza note al grande pubblico e trovare articoli e notizie che riportano i fatti di quando questa persona era indagata, ma non riportano nulla della sua assoluzione.
Dal 1° gennaio 2023, per legge gli imputati che sono stati assolti o in seguito all’archiviazione del loro caso in un procedimento penale hanno diritto alla cancellazione del proprio nominativo dai motori di ricerca. Grazie all’automatismo che lega l’archiviazione o l’assoluzione alla deindicizzazione, molte persone potranno vedere il loro nome ripulito online molto più rapidamente.

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Per Approfondire:

https://www.odg.it/
https://www.gazzettaufficiale.it/
https://www.garanteprivacy.it

Silvia Tugnoli

Silvia Tugnoli

Silvia Tugnoli, libera professionista nel settore del web marketing e della comunicazione, collabora con Tutela Digitale dal 2020

Silvia Tugnoli

Silvia Tugnoli, libera professionista nel settore del web marketing e della comunicazione, collabora con Tutela Digitale dal 2020
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