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La Cina e il Cyberspionaggio

Che le grandi potenze facciano buon viso a cattivo gioco, allestendo architetture di Cyberspionaggio ovunque, è noto. Non importa che siano alleati o meno. La Cina ovviamente non fa eccezione, ma lo stesso si potrebbe dire degli USA, o della Russia (pensiamo al recentissimo scandalo Biot).
Tuttavia ciò che ha scoperto la redazione del popolare programma Report, lascia davvero turbati. Un’inquietudine profonda. Perché pare che il governo cinese ci spii in maniera drastica con una rete di telecamere che noi stessi abbiamo acquistato. Se la supposizione si rivelasse corretta, ci troveremmo davanti ad un grosso problema diplomatico.

 

Made in China; cyberspionaggio 2×1

La celebre trasmissione guidata di Sigfrido Ranucci ha rivelato come la miriade di telecamere che tappezzano gli uffici RAI, siano Made in China. Nulla di strano fin qui. Il mercato della videosorveglianza (si legge sul sito di Report) è:

 

in mano a poche aziende e i più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi. 

Anche se così non fosse, la manifattura cinese in ambito tecnologico è diffusissima. E comunque anche i grandi marchi tecnologici spesso assemblano i loro prodotti in Cina. Al tempo stesso non è strano che la sede della Radio e Televisione Italiana sia, come mille altri uffici pubblici e non, video sorvegliata. Collegando una delle telecamere presenti in RAI ad internet però, la redazione di Report ha rivelato ripetuti e continui tentativi della camera di collegarsi ad un Server collocato proprio in Cina. E questo non è normale. Perché questi collegamenti? Subito è scattata l’ipotesi che le camere tentino di comunicare con la casa madre. Ma lo fanno per trasmettere in nostri dati? Le ore di videosorveglianza raccolte?
Inutile dire che se questa supposizione fosse esatta, ci sarebbe di che preoccuparsi. Come abbiamo detto tantissimi prodotti tecnologici sono Made in China, e se tutti o buona parte di questi inviassero dati su di noi al Governo cinese, la nostra privacy sarebbe decisamente a rischio. Un paese come la Cina guadagnerebbe così in maniera doppia. Ci venderebbe i suoi prodotti e con quei prodotti ci spierebbe. 2×1.

 

Non normali telecamere

Le telecamere oggetto del servizio però, non sono comuni telecamere come possiamo immaginarle. Tecnologie di ultima generazione permettono riconoscimenti biometrici (largamente usati in Cina). Le camere rivelano il nostro stato d’animo. La nostra temperatura corporea. Tutti parametri che, utilizzati nell’ottica dei Big Data, possono fornire una marea di informazioni a chi riceve questo flusso di dati. Ovvio che venga un po’ d’ansia. Soprattutto perché se davvero queste infrastrutture fossero state installate presso gli uffici RAI, verrebbe da chiedersi perché il Governo cinese voglia spiare la nostra Tv pubblica. I nostri giornalisti. C’è qualcosa di cui preoccuparsi?
E se le camere sono finite lì, in quanti uffici con un’elevata importanza per la sicurezza nazionale possono esser finite?

 

Con il Covid il Cyberspionaggio ha terreno fertile

Non da sottovalutare è infine l’attuale stato in cui tutto il mondo si trova. La pandemia da Sars-Covid2 ha reso le telecamere biometriche attrezzature standard. Riprendono la temperatura corporea, il corretto posizionamento della mascherina, ecc. Questo ci serve ora come ora. Siamo nel bel mezzo di una pandemia e il controllo automatizzato è l’unica strada per regolare grossi flussi di persone senza doverle controllare una a una, “manualmente”. Ma proprio per questo motivo l’acquisizione di dati (presunta) da parte della Cina diventa ancora più pericolosa. Proprio perché ormai questi sistemi sono ovunque. E non ci stiamo abituando ad averli ovunque. Fanno parte del nostro vissuto quotidiano e mentre non ci facciamo più caso, questi possono nuocerci ad un livello molto più subdolo e nascosto di quanto pensiamo.

 

 

Per vedere il servizio di REPORT: 

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Locchio-del-Dragone-91d2b796-2cb6-411f-a4ea-a261b6267396.html

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