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La comunicazione ai tempi di internet e del Coronavirus

Sovraccarico di informazioni

No, non vogliamo fare l’ennesimo articolo clickbait con approfondimenti non richiesti sul Coronavirus.
Vogliamo esporre un problema molto serio, oggi più che mai in bella vista. La comunicazione ai tempi di internet. E di quella che sembra un’emergenza planetaria.

 

Cosa c’entra Internet con il Coronavirus

Spessissimo ci siamo occupati dei cambiamenti che la tecnologia ha apportato alle nostre vite. Mai come negli ultimi vent’anni alcuni aspetti sono mutati in maniera repentina. Quasi senza sosta. Ma in un mondo globalizzato, interconnesso, agile, emergono le criticità di una società sempre on-line.
Le notizie viaggiano veloci, così veloci che è difficile starvi dietro. È un po’ un problema alla Twitter. Non amiamo il social dell’uccellino blu in redazione. Perché troppo, troppo dinamico. Non è possibile starvi dietro se non dedicandovi molto tempo. Cosa che a volte non ci si può permettere. Ecco, le notizie (in tempo di crisi) arrivano a noi con lo stesso sistema di Twitter. Una dopo l’altra, secondo dopo secondo. Il tuo feed è aggiornato. Ancora. E ancora.

In questo clima si genera confusione. Le notizie sono troppe, a volte non concordanti. Ricordiamoci che c’è un dibattito in atto. Non esistono realtà oggettive di fronte a qualcosa che non si conosce. Eppure le news continuano ad arrivare, imperterrite. Dunque di che parliamo?

 

Comunicazione e Infodemia

L’emergenza Coronavirus ha rivelato un sovraccarico tale di informazioni, a cui tutti possono liberamente accedere, che sfocia in quella che viene chiamata Infodemia. Parola difficile, che Treccani definisce come:

 

“Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”. 

Il fenomeno, già individuato dal giornalista Simone Cosimi su la Repubblica.it del 2 febbraio 2020, è poi stato ripreso sui social personali dell’Avv Cathy La Torre. Un evento dei tempi di internet insomma, impensabile fino agli inizi degli anni 2000. Sono così tanti i dati a disposizione che non siamo in grado di elaborarli. Ci perdiamo all’interno di un labirinto di affermazioni, smentite, ipotesi, news, fake news; tanto da non essere più in grado di capire nulla. Non solo quali informazioni siano attendibili e quali no, ma anche il fulcro del problema, la situazione attuale sulla quale ci stavamo documentando. Insomma è il caos. Questo fenomeno ci mostra come un sovraccarico di informazioni non rende le cose più chiare, ma le complica a dismisura.

 

E poi ci sono le fake

Altra piaga della quale ci siamo occupati a più riprese. Ma se già di base le notizie fasulle e fuorvianti creano confusione e problemi, in una situazione di emergenza o presunta tale, il loro apporto è distruttivo. Anche perché i generatori di Fake news non sembrano conoscere sosta né avere coscienza. In Emilia Romagna, appena emanata l’ordinanza regionale che per precauzione chiudeva scuole e alcuni luoghi pubblici, hanno iniziato a circolare messaggi che indicavano giorni errati di inizio e fine dell’ordinanza. Creare il caos nel caos, ovvero la follia.

 

Cosa fare quando la comunicazione ci rende schiavi

Il consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di affrancarvi. Spegnete la Tv. Se sentite la necessità di documentarvi fatelo attraverso canali ufficiali di sanità pubblica. Se volete approfondire l’argomento, scorrete le pagine web di riviste specializzate e accreditate. Non usate i social per documentarvi. Non girate notizie delle quali non siete sicuri. Combattete l’Infodemia con del sano buon senso. Avere fra le mani mille notizie discordanti non serve a nulla. Non protegge nessuno. Non ci permette di documentarci. Evitate il problema.

 

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