Rivolta in America: come Fake news e Social alterano la realtà

Fake news Conspiracy

Il 2021 si è aperto con i terribili fatti della Rivolta del 6 Gennaio in America. Alcuni supporter del presidente Donald Trump (ancora in carica fino al 20/01) hanno invaso Capital Hill, la sede del Governo.

La rivolta è stata armata, e ha portato a 4 morti e diversi feriti. Oltre ad una pagina nera ed indelebile della democrazia americana.
Lasciamo fuori dalla discussione la politica nuda e cruda. Ciò che ci interessa esaminare è l’effetto domino delle fake news. Fake news che hanno portato uno dei paesi più potenti del mondo ad essere ricattato da bifolchi violenti. Ed armati.

 

Qanon, complottisti e la rivolta in America

Negli USA è sempre più diffusa la drammatica fake news che prende il nome di Qanon. Si tratta di una sorta di complotto dalle tinte grottesche. Afferma l’esistenza di una società segreta guidata dai Democratici, di cui farebbero parte anche personaggi come Hilary Clinton e Lady Gaga, dedita al rapimento e alle violenze sessuali sui bambini. Bambini di cui gli esponenti berrebbero anche il sangue, per rimanere giovani. Secondo questo complotto Donald Trump sarebbe l’unico e vero salvatore in grado di fermare questa società.
Divertente? Potrebbe esserlo nella sua assurdità. Ma in America i seguaci di Qanon si sono moltiplicati, credono fermamente nella teoria (nata, evoluta ed esplosa online da fonti anonimie) e supportando Trump in virtù di questa. (Per approfondire la teoria di Qanon clicca qui).

Capitol HillIl complotto si è radicato utilizzando gli strumenti informatici, senza che alcuna fonte, fatto, documento attendibile fosse citato. Ha creato un vero e proprio movimento a supporto di Trump. Non che il supporto al presidente sia di per sé un problema, ovviamente, ma il dare credito ad una teoria che invoca le armi per fermare un fantomatico nemico dall’altra parte della barricata, è invece pericoloso. Questo soprattutto in un paese in cui portare le armi è considerato un diritto. L’attacco al Campidoglio avvenuto il 6 Gennaio 2021, è un triste monito di quello che accade sollecitando in maniera tendenziosa e violenta l’opinione pubblica.

 

 

 

La bolla dell’algoritmo. Come le Fake news alterano la realtà

Il problema è ancora una volta tutto culturale. Le Fake news, come più volte abbiamo segnalato, sono il male del nostro tempo, anche perché alterano completamente la realtà nella mente delle persone che le seguono. Questo avviene anche per colpa degli algoritmi dei social dove queste notizie circolano. Facebook e YouTube, ad esempio, propongono con sofisticati algoritmi, contenuti graditi all’utente. Ne consegue che, chi si ritrova a dar credito alle Fake news, trova nei propri feed e nei consigli di visualizzazione altre fake news. Si crea così un turbine di notizie fasulle, violente, senza alcuna prova, che gettano l’utente in un labirinto senza uscita. La realtà, le notizie accreditate, il mondo vero, non entrano neanche lontanamente nello spettro visivo dei seguaci di queste teorie. Essi vedono solo un mondo di plastica che si auto-alimenta. Una bolla, dove la realtà non esiste più. E così si convincono sempre di più del fatto che queste teorie siano vere.
I fatti che stiamo commentando sono dirette conseguenze di questa dinamica. Convinzioni radicate e senza fondamento sfociano nel fanatismo, creando un precedente pericoloso, aldilà di qualsiasi visione politica (ribadiamo, non è un’accusa al partito Repubblicano americano).

 

Come fermare le Fake news?

Il problema Fake news è un problema culturale. Non è possibile fermare la fuoriuscita di notizie fasulle, anche perché sono messe in circolo per una puro ritorno economico dato da: numero di visualizzazioni, investimenti pubblicitari e clickbait.
L’unico modo per affrontarle è creare una coscienza critica. La scuola, l’insegnamento del riconoscimento delle fonti, della notizia critica ed analizzata in maniera neutra, sono essenziali.
Riflettere prima di postare qualcosa è essenziale, cercando (magari sempre online) fonti con le quali confrontare e valutare quanto si sta per condividere, aiuta a capire se una determinata informazione è vera oppure no. Non condividere notizie ad occhi chiusi, è la regola. Affidarsi a testate accreditate è il secondo passo. Certo, tutte le testate hanno una visione politica alle spalle, spesso nemmeno velata, ma leggendo più fonti è possibile farsi un’idea personale, oggettiva e soprattutto basata sui fatti.

 

Mettere fine all’emorragia di Fake news è un dovere di tutti per la salvaguardia della realtà e della nostra società.
La rivolta in America del 6 Gennaio 2021 è un monito da non dimenticare.

 

 

 

Simonluca Renda

Simonluca Renda

Simonluca Renda è Communication Specialist e collabora da diversi anni con Tutela Digitale curandone la comunicazione on ed off line. Scrive sul Journal di Tutela Digitale dal 2018.

Simonluca Renda

Simonluca Renda è Communication Specialist e collabora da diversi anni con Tutela Digitale curandone la comunicazione on ed off line. Scrive sul Journal di Tutela Digitale dal 2018.
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