Cosa sono i Big Data?

Big Data è forse quanto di più futuristico esista nella nostra società. Come ogni cosa futuristica offre grande possibilità, ma fa anche molta paura per l’uso improprio che ne può derivare.

Il futuro è già qui; Big Data oggi

Quando lo scrittore russo Isaac Asimov concepì la sua famosissima Trilogia della Fondazione, intorno al 1942, non poteva sapere si sarebbe avvicinato tanto alla verità. Nei suoi romanzi Asimov immaginava una scienza, la psicostoria, che grazie a dati matematici e statistici riusciva a prevedere il futuro con un alto grado di precisione.
Poco lontano dalla realtà. Con i Big Data, ovvero una collezione sterminata di dati relativi agli utenti della rete, complicati algoritmi ed intelligenze artificiali possono modellare il comportamento (nella vita reale) di quelli stessi utenti. Infatti attraverso l’analisi di quei dati, vengono proposte on-line agli utenti messaggi precisi, che possono indirizzarli per agire in un certo modo piuttosto che un altro. Questo avviene ad esempio con i messaggi pubblicitari. Grazie a questi dati è possibile indirizzare un utente verso un dato prodotto. Ma i problemi sono ben più grossi.

Muovere le masse; Big Data in politica

È ormai stato confermato che campagne di marketing scaturite dai Big Data hanno influenzato le elezioni americane del 2016. È inoltre certo che esse siano anche dietro alla decisione della Gran Bretagna di uscire dall’UE, con il referendum dello stesso anno. Carole Cadwalladr, la cronista dell’Observer che ha alzato il polverone intorno a Cambridge Analytica, ha portato l’esempio perfetto.
Ebbw Vale, Galles, paese fortemente depresso. L’Unione Europea ha avviato qui un progetto di rigenerazione urbana da 350 milioni di sterline, oltre all’aggiunta di un tratto stradale da 77 milioni di sterline, una linea ferroviaria, una stazione ecc… Il ché è sotto gli occhi di tutti, perché dei cartelli ben in vista ricordano come il paese sia rinato grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea.
Ad Ebbw Vales, il 62% delle persone ha votato per lasciare l’Unione Europea. Il dato, descrive la Cadwalladr, è inquietante.
“La campagna elettorale non si è svolta nella realtà, ma si è svolta su Facebook”, ha concluso. Gli abitanti, tempestati di messaggi su immigrazione, tasse e altri “pericoli”, è stata spinta a votare “leave”.
(Leggi il discorso completo di Carole Cadwalladr qui).