Journal

Facebook ed Australia si sono dati battaglia per le news online

L’Australia ha annunciato lo stop delle news sui motori di ricerca e sui social network senza pagamento agli editori, con una nuova e controversa legge. Facebook non l’ha presa bene. Tuttavia nonostante la bagarre che ha visto il maggior paese dell’Oceania e il re dei social darsi battaglia, tutto è finito per il meglio. Ma cosa è accaduto? E perché è interessante nell’ottica dell’evoluzione dei social nella nostra società?

Cosa prevede la legge Australiana

La nuova legge oggetto del contendere stabiliva che i colossi del web avrebbero dovuto pagare gli editori per usare le notizie pubblicate dai singoli giornali. Ovviamente un danno enorme per una piattaforma come Facebook, ma anche per Google, che con il suo canale News veicola migliaia di articoli. Questo potrebbe ricordare il conflitto avvenuto anche in Europa sulla legge sul Copyright di pochi anni fa.

A questo testo Google sembra essersi adeguata. Il colosso ha siglato un accordo con vari editori per pagare le notizie che pubblicherà. Del resto lo fa già in altri paesi. Tuttavia se nel 2020 la spesa di Google verso gli editori è stata di “appena” 1 miliardo di dollari in tre anni. Il costo di un’operazione simile in Australia sarebbe molto più alto.

Molto diverso invece l’atteggiamento di Facebook, che è partita all’attacco convinta di non dover pagare nulla.

Zuckerberg aveva inizialmente  deciso di vietare la visualizzazione e condivisione di notizie australiane e internazionali. I contenuti si sarebbero comunque trovati su Facebook, ma il pubblico australiano non avrebbero visto né i post né i link che contenevano news.

 

Perché Facebook non vuole pagare le news

Facebook da canto suo si è difesa impostando il discorso sulla natura della piattaforma. Le parole di William Easton  (Ad di Facebook Australia) sono state chiare. Secondo lui infatti gli Editori e Facebook hanno già un accordo, e questo accordo favorisce proprio gli editori che vedono le loro notizie amplificate e rilanciate globalmente. Quindi, si è difeso, a Facebook non rimaneva che “smettere di consentire la condivisione di notizie sulla nostra piattaforma in Australia”. 

Potete immaginare un paese in cui Facebook “censura” qualsiasi news proveniente da editori e dai loro giornali? Sarebbe sicuramente un Social profondamente trasformato nell’animo, senza il dibattito, senza il ruolo informativo. Certo, forse anche senza fake news, ma a che prezzo? Che piaccia o no, Facebook è davvero una potentissima piazza virtuale dove le informazioni si diffondono velocemente. Questo può essere un grande vantaggio, anche se presenta i suoi rischi. Sulla piattaforma avvengono anche dibatti, contro informazioni, vengono ripostati articoli che fanno da contraddittorio. Insomma, se utilizzati nella maniera giusta, i social possono essere una preziosissima fonte di informazioni ed approfondimento. Un Facebook così “vuoto” gli australiani lo hanno sperimentato perché per qualche giorno il social ha davvero bloccato le notizie. Fortunatamente però, si è poi trovato un punto di accordo.

La risoluzione della crisi fra Facebook e l’Australia

Facebook ha reintrodotto i contenuti giornalistici soltanto dopo aver trovato un accordo con il Governo australiano. Un accordo che ha visto l’aggiunta di alcuni emendamenti che andrebbero a soddisfare entrambe le parti, perché la legge obbliga sì al pagamento degli editori, ma le piattaforme hanno ora più margine di contrattazione sulle cifre da versare.

Ora le piattaforme possono stringere diversi tipi di accordi commerciali, quindi variare le cifre così come le condizioni di visualizzazione delle news. Insomma, l’accordo fra le parti è stato redatto in maniera più fluida. Facebook è sicuramente stata tranquillizzata dalla possibilità di contrattare liberamente e su diversi campi.

Inoltre, un altro emendamento, lascia libere le piattaforme di abbandonare il campo qualora non fossero soddisfatte. Se non si pubblicano news nulla è dovuto e il rapporto si può interrompere in qualsiasi momento.
Questa strana situazione ha dunque visto un lieto fine dopo un lungo braccio di ferro. Certo è che non è la prima volta e sicuramente non sarà l’unica; i vari paesi si stanno attrezzando nei confronti del web, dove la legislazione è spesso ancora vaga, non regolamentata. Un altro cambiamento a cui andiamo incontro sempre più velocemente.

Condividi