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Dipendenza dai Social network; è questione di chimica

Spesso sentiamo parlare di dipendenza dai Social Network. Soprattutto fra i giovani e i giovanissimi, la necessità di rimanere attaccati allo schermo più di quanto possa essere definito “sano”, è molto comune. O almeno viene percepita come tale.
Da cosa nasce il bisogno della rete? È da considerare una vera e propria dipendenza?
Abbiamo a che fare con brutti vizi o c’è di più?

 

Utilizzo dei social network; i numeri

È uscito da pochissimo tempo il nuovo report di We Are Social, l’osservatorio che ogni anno fotografa l’utilizzo della rete e l’approccio alle nuove tecnologie nella popolazione mondiale. Ci concentreremo ora sui dati 2020 nel nostro paese, per scoprire alcune interessanti ed inattese novità.
L’utilizzo giornaliero di internet si attesta sulle 6 ore e mezza. Insomma, sembra che navigare in rete sia diventato un vero e proprio lavoro, ma sappiamo che il dato è sicuramente influenzato dal lockdown 2020 e dall’ascesa dello smart working.
C’è però da notare che l’utilizzo giornaliero dei social media, in Italia, non supera le 2 ore. Un dato in parte sorprendente. Molto tempo è speso nell’utilizzo passivo della rete. L’ascolto di podcast, radio e musica, copre quasi 4 ore al giorno delle 6 prima accennate. Quindi fin qui possiamo affermare che nel nostro paese NON esista un’emergenza “dipendenza” riferita ai social. Internet è parte della vita e del lavoro di ognuno di noi, ma un utilizzo giornaliero di 1 ora e 52 minuti non può essere definito preoccupante. Semmai fisiologico, in una società che dipende largamente dalla rete.
We are social- dipendenza dai socialAltro elemento che potrebbe sorprendere è come il mondo pubblicitario veda l’utilizzo del web come strumento di vendita. Sempre secondo i dati raccolti, i target più raggiungibili da spot online, remarketing, ecc, sono in realtà i Millennials e le generazione precedenti. Stiamo spessissimo a preoccuparci dell’influenza della rete sui giovanissimi, ma è dai 25 anni ai 44 che la pubblicità online colpisce di più. Perché l’utilizzo della rete è maggiore in quella fascia di età? Perché sono soggetti che più facilmente possono acquistare prodotti pubblicizzati? Questo non è specificato. Ma è un segnale di come a volte, forse, si esageri la percezione del “giovane indifeso” contro le insidie online (che comunque esistono).

 

Ossitocina e dopamina. Questione di chimica

I dati sopra discussi non si discostano in maniera esagerata da quelli mondiali. L’utilizzo giornaliero dei social in tutto il mondo si attesta sulle 2 ore e 25. Quindi poco più che in Italia.
Se l’analisi globale ci riporta un paziente non particolarmente acciaccato, è pur vero che esistono casi limite. Persone che subiscono una vera e propria dipendenza da social. Questa li costringe all’utilizzo costante e compulsivo dei mezzi di espressione oggi a disposizione. Postare qualsiasi particolare della propria vita, ma soprattutto costruire una Web reputation progettata. Ed esagerata. Questo perché progettata a mostrare il meglio di noi stessi, spesso “inscenando” felicità.
Molto diffuso è il fenomeno dei spendere soldi, tempo ed energie, per fare cose verso il quale non c’è nessun vero e proprio interesse: è sufficiente fare la foto giusta, postarla sul profilo. Dell’esperienza in sé non importa nulla, e una volta ottenuto il materiale da pubblicare, si abbandona.
Allo stesso modo, da qualche anno si registra l’apparire della paura di perdersi qualcosa, la FOMO (Fear Of Missing Out) ovvero la sensazione di restare esclusi o “indietro” se non si è costantemente connessi.
Tutti questi fenomeni derivano in realtà da una questione chimica. I social, e soprattutto l’apprezzamento che vi si può trovare all’interno, vanno a solleticare due vecchie amiche: Ossitocina e Dopamina.
L’Ossitocina è detta anche “sostanza chimica dell’amore”. Questo perché regala un piacere importante, riduce lo stress e aumenta la fiducia in noi stessi. La Dopamina, crea piacere. Il like su Facebook, Instagram e simili, scatena queste sostanze all’interno del nostro corpo. Quindi il piacere che proviamo nell’essere apprezzati sui social, non è unicamente psicologico, ma anche fisico.

 

In conclusione

Postare, condividere, mettere “Mi piace”, sono attività che generano una ricompensa e che inducono il nostro corpo a venire gratificato dall’esperienza. Allo stesso modo sussiste la delusione nel non venire calcolati a sufficienza. Insomma, esistono seriamente una serie di dinamiche che possono portare a conseguenze spiacevoli. E sfociare perfino nella depressione.

Il nostro consiglio è sempre di parlare chiari con sé stessi e capire se si è affetti da questa dipendenza. Ma da soli non basta. Interrogate anche amici e parenti. Capite se l’utilizzo che fate dei social è da considerarsi rischioso oppure no. Nascono costantemente centri per combattere le dipendenze, fra cui rientra anche quella da social network.
Chiedere aiuto è la prima cosa da fare.

 

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